Trenta giorni di nave a vapore

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Data/Ora
Date(s) - 04/10/2020
5:00 pm - 7:00 pm

Location
Teatro dell'affratellamento

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Trenta giorni di nave a vapore

Spettacolo sui canti dei migranti italiani tra ottocento e novecento

Domenica 4 ottobre ore 17:00 al Teatro dell’affratellamento

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA TELEFONANDO AL NUMERO: 3400068004

ingresso a offerta libera…e pochi posti, prenotate presto!

Gli italiani hanno un passato anche recente di emigranti, di poveri disgraziati chevendevano i figli perché non potevano allevarli, di affamati che tra ottocento enovecento vivevano in catapecchie, dividendo le stanze con maiali e pollame. I cantipopolari sono memoria e storia di quel passato scomodo, di quella rabbia, di quellasete di giustizia. I Vincanto, attraverso canti e letture,guideranno il pubblico attraverso il mondopovero e doloroso di chi era costretto a partire, spesso per non tornare, di chi ha affrontando un viaggio costoso che spesso si trasformava in tragedia. Un viaggio inun passato assai vicino, ma troppo spesso dimenticato. Lo spettacolo vuole mettere in luce le contraddizioni di un paese, l’Italia, che solonel 1981 passa ufficialmente da paese di emigranti a meta di altri migranti.Il concerto si muove attraverso i canti che imigranti italiani crearono per raccontare laloro condizione e ripercorre varie tappe dell’emigrazione italiana: quella legata alavori stagionali (mondine, carbonai,pastori), quella ottocentesca oltralpe,quella quasi sempre definitiva oltreoceano,fino agli anni sessanta e settanta del novecento. In quel periodo, nonostante il“boom economico”, molti italiani varcavano i confini cercando lavoro in altri paesi europei e ancora negli anni sessantasi registrano italiani morti nel tentativo di varcare clandestinamente la frontiera con la Svizzera. Molti hanno cantato queste storie, come l’operaio ed emigrante Alfredo Bandelli e lo psichiatra Gianni Nebbiosi, autore di un brano dove si racconta come l’alienazione data dalla mancata integrazione in certi casi portasse ad una presunta“follia” e quindi all’internamento in manicomio (“Emigrato su in Germania/ sento il cuore che mi smania/ sento estranee cose e gente/ e alla fine anche la mente…”), conun finale a sorpresa che invita a non arrendersi all’ingiustizia.I canti sono perle di una collana il cui filo sono le voci di operatori ed anziani residenti nelle RSA toscane ex migranti, le testimonianze del razzismo anti-italianoraccolte da Gian Antonio Stella, i dati di una recente ricerca sociologica svolta daMarco Omizzolo sul bracciantato agricolo in provincia di Latina e infine le parole diGianni Rodari, che nella sua Grammatica della fantasia ci ricorda che gli errori più grandi non stanno nei verbi, ma nelle cose.

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