Continuiamo la nostra carrellata di ricordi facendo il conto alla rovescia fino all’otto marzo, giorno in cui compiremo 18 anni. Oggi parliamo del 2004.

2004

Ci chiamavano a suonare. Paolo comprò un registratore e abbiamo le registrazioni di quasi tutti i concerti dell’epoca. Non si sa se sia un bene o un male. Ad ogni modo sono tantissime, chissà chi le sentirà mai. Un giorno forse le doneremo a una fondazione. Riascoltandole pian piano capimmo che forse sarebbe stato meglio cominciare a bere dopo il concerto, invece che prima dopo e durante, ma ci mettemmo un po’ e nel 2004 il tasso alcolico durante le perfomances era ancora decisamente altino.

Ci furono alcune esibizioni memorabili, come quella a Santa Maria a Monte (era la festa della “Patata Tosca”), interrotta dal passaggio di non uno ma ben due funerali (c’era una persona che faceva il palo per farci smettere in tempo). O quella volta che “vincemmo sul liscio”, perchè andò via la luce in tutta una festa dell’Unità e l’orchestra romagnola che ci stava sovrastando dal palco centrale fu costretta a smontare mestamente mentre noi continuavamo seduti sul bordo del palco con una pila ad illuminare i testi (peraltro in una serata dove era presente fra gli altri Maria Cervi e durante la quale Pilade Cantini aveva letto la testimonianza del fotografo Cesare Barzacchi sulla strage del duomo che non si conciliava bene con la verità che una commissione di storici aveva stabilito, dando la colpa ad una bomba americana. La cosa ci valse un memorabile articolo su La Nazione che se volete trovate qui). Ci furono degli incontri importanti, come quello con Luca Ubaldo, che ci invitò a suonare dalle parti di Porcari diverse volte, alcune delle quali chiamandoci il pomeriggio per la sera. Era bello poter dire “Sì, veniamo!”.

La cosa però che più risalta nella nostra memoria pensando a quell’anno è l’incontro con Serafino. Eravamo giovani allora. Troppo giovani. Troppo sicuri di essere nel giusto. Normale a quell’età. Quando conoscemmo Serafino Soldani (classe 1924) ci sembrò un simpatico vecchietto che aveva attraversato la storia e che portava con sé un bel bagaglio di racconti accorati e affascinanti. La resistenza, le lotte sindacali, la vita politica e privata si intrecciavano nel vortice delle sue parole, una raffica serratissima di parole. Tutto questo ci interessava, ma dal punto di vista musicale non capimmo la portata del nostro incontro con Serafino. Serafino non andava a tempo, non prendeva la nota e si ostinava a cantare nella sua tonalità mentre noi suonavamo a tutta forza nella nostra, arrancavamo nel tentativo di incasellarlo nelle nostre conoscenze musicali. 

Serafino però aveva la sua sapienza musicale, antica e con radici profonde: secoli di cantori che avevano dettato regole non scritte, regole che noi iniziammo a capire solo dopo un decennio di studi e approfondimenti. 

Noi volevamo intonare la tromba di Miles Davis, noi volevamo costringere al ticchettio claustrofobico del metronomo la chitarra e la voce di Robert Johnson, noi ci eravamo messi in testa di insegnare a cantare a Woody Guthrie.

Niente di più sbagliato, voler insegnare quando ci sarebbe solo da imparare.

A distanza di anni capimmo di aver vissuto a metà quell’incontro, ma gli insegnamenti di Serafino, da allora, riemergono ogni volta che cerchiamo di dare la nostra voce a un canto di centinaia di anni fa, ogni volta che ci imbattiamo nella disarmante bellezza del canto di tradizione orale.

Abbiamo montato (molto artigianalmente) un video che ripercorre alcune tappe del nostro incontro con Serafino, mostrando qualcosa di lui e anche un po’ come eravamo noi all’epoca.

Buona visione!

PS: E poi sappiate che “Il bruscello di Castel del Bosco”, fondato da Serafino e oggi animato dal nostro amico Maurizio Mancini, è sempre attivo: potete andare a conoscerli e sentirli (covid permettendo, prima o poi si potrà).

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